Le Primarie a Milano: chi ha comunicato meglio?

In questi due giorni (6 e 7 febbraio 2016. ndr), con le primarie, il centrosinistra milanese ha scelto il proprio candidato sindaco per le elezioni amministrative della prossima primavera. A urne chiuse e prima ancora di sapere chi sia il vincitore, ho deciso di percorrere all’indietro questa breve ma intensa campagna elettorale per decretare chi, a mio modesto e sindacabilissimo parere, sia colui (o colei) che più si merita di vincere analizzando un unico aspetto della loro corsa come candidato sindaco: la campagna comunicativa elettorale.

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Le Primarie a Milano: chi ha comunicato meglio?

4° Posto: Iannetta Antonio

L’importante è partecipare.

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Non credo che verrò smentito dai risultati se questo sarà il risultato che il Direttore Generale di UISP otterrà anche una volta contate tutte le schede elettorali delle Primarie, ma, ahimé, il suo contributo a questa competizione elettorale è stato poco superiore al pizzico di peperoncino su una pasta al pomodoro. Parlando dal punto di vista comunicativo, dichiararsi “la vera alternativa” è stato un modo interessante per smarcarsi dai suoi avversari, ma l’ottimo lavoro che il centrosinistra ha fatto in questi anni e la continuità che tutti i candidati, bene o male, hanno dichiarato di voler mantenere con l’attuale giunta Pisapia ha fatto sì che più Iannetta si dichiarava alternativo più si rendeva alieno a una coalizione come quella che ha deciso di sostenere e volere queste primarie.
Il punto più interessante della sua campagna elettorale è una novità di queste primarie che, lo ammetto, ho ignorato fino a poco fa, ovvero la presenza di un’applicazione mobile in cui il candidato aggiornava i propri sostenitori e veicolava le sue proposte giorno dopo giorno. Unico fra i quattro a essersi dotato di uno strumento simile, il numero di download Android rivela al tempo stesso l’insuccesso dell’iniziativa e della candidatura stessa: meno di 50 download, in pratica manco tutti i suoi amici e parenti (a meno che abbiano tutti iOS, nel caso complimenti per l’ottima scelta d’acquisto per il vostro smartphone).
Come per lo sport, per lui alle primarie l’importante è stato partecipare, anche se poteva pure farlo meglio.

3° Posto: Sala Beppe

Coerentemente Incoerente.

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Lo so: è il mio candidato, l’ho sostenuto, lo sostengo e, tornassi indietro, lo ri-sosterrei dall’inizio, ma non si può non ammettere che c’è stato un enorme problema comunicativo (voluto?) per la sua campagna elettorale. Come dissi già qualche settimana fa ad amici e conoscenti, se stanotte Sala diventerà il candidato sindaco del centrosinistra (cosa che mi auguro) lo farà nonostante la sua campagna comunicativa elettorale.
Eppure la base della campagna elettorale era più che solida, l’organizzazione dei volontari è stata svolta con professionalità e dedizione e il messaggio (“Noi, Milano”, ndr) evocava un senso di partecipazione popolare e di sostegno diffuso come poi è stato grazie alla nascita di comitati radicati capillarmente nella maggior parte delle realtà cittadine milanesi.
La mancanza di coerenza fra il candidato e la comunicazione della sua campagna elettorale è stata, a mio parere, il problema principale di Beppe Sala, mentre il proliferare di contenuti e di proposte (e la scelta di non attaccare quasi mai i propri avversari) il vero e proprio punto di forza rispetto ai suoi avversari, complici i comitati tematici e territoriali che hanno arricchito come non mai di idee e progetti politici.

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Quando parlo di “mancanza di coerenza” intendo proprio questo, ad esempio.

Se vincerà (come credo e spero) le primarie, la comunicazione elettorale di Beppe Sala non potrà che cambiare, allineandosi maggiormente ai contenuti e allo stile della campagna.

2° Posto: Balzani Francesca

Punto, avanti e indietro.

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Da perfetta sconosciuta (o quasi) a potenziale vincitrice delle primarie, erede designata dell’attuale sindaco Giuliano Pisapia e rappresentante della sinistra milanese che cinque anni fa si è riconosciuta nel movimento arancione. O, almeno, anche di quella sinistra, visto che nel corso della campagna è diventata la candidata pure dei perdenti delle scorse primarie, ovvero coloro che, ai tempi, furono travolti dall’onda arancione (Boeri e Onida, sto parlando di voi).
“Punto e avanti” è il miglior slogan che potesse essere scelto per una campagna elettorale in continuità con il lavoro fatto e orientata a percorrere la stessa strada tracciata in questi cinque anni, così come l’utilizzo del “punto e virgola” sdogana un simbolo ancora oggi poco utilizzato dalla politica. Una vera e propria novità che, personalmente, mi è molto piaciuta e che ha avuto modo di liberare, differentemente da Beppe Sala, tutto il suo potenziale e raccontare perfettamente sia il carattere spigoloso e puntiglioso della candidata (“colei che mette la virgola”) che la competenza e la visione per Milano.
La campagna comunicativa della Balzani può caratterizzarsi in due fasi: prima e dopo il sostegno diretto dell’attuale sindaco. Se prima il discorso fatto poc’anzi si mantiene vero e le farebbe meritare tranquillamente il primo posto fra i quattro candidati dal punto di vista comunicativo, la gestione del dopo, con i continui richiami al “voto utile” o ancora di più al “voto contro”, ha dimostrato limiti e debolezze della candidata, disposta a tutto pur di vincere. Non il miglior comportamento per una che vorrebbe imitare Pisapia e non la rivale antipatica Moratti. Troppo arrogante, purtroppo.

1° Posto: Majorino Pierfrancesco

Coerente come prima, visionario più di prima.

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Pierfrancesco Majorino è stato, a mio parere, il candidato migliore dal punto di vista della comunicazione elettorale per l’intera durata delle primarie. Raccontate sapientemente sin dal mese di luglio attraverso una campagna a favore di primarie libere e aperte e giocando “a viso aperto” (che Renzi mi permetta di usare il titolo di un suo libro per un candidato “non renziano”) la partita della vita sin dall’inizio.
“Come prima, più di prima” rappresenta al meglio ciò che Majorino ha raccontato in questi mesi di campagna elettorale: “come prima” è una rassicurazione sulla coerenza della propria figura e sul mantenimento delle proprie idee politiche anche da sindaco, mentre “più di prima” è uno slancio verso il futuro immaginandosi una città diversa (e migliore?) per tutti i cittadini.
Con Majorino lo storytelling sul candidato che si gioca tutto per guidare la propria Milano è un percorso iniziato anni fa e ha saputo integrare in maniera ottima le nuove proposte con la lotta per i diritti civili e sociali in una campagna coerente e di centrosinistra.
Unico neo nella sua comunicazione? Lo stile con cui annunciava le sue previsioni per la Milano del futuro era troppo simile a quello con cui Casaleggio (e Crozza) si immaginano l’Italia e il mondo fra qualche anno.
Non vincerà probabilmente le primarie, ma il suo stile e le sue proposte non potranno essere ignorate da alcun vincitore e il suo contributo (insieme a quello dei tanti sostenitori) sarà vitale per vincere le vere elezioni amministrative in primavera.

Il vero vincitore: il comitato organizzatore

Freschezza, competenza e simpatia

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A dir la verità, i veri vincitori di questa personale classifica dal punto di vista della comunicazione elettorale non possono che essere coloro che hanno organizzato il comitato promotore delle primarie stesse.
Dalla scelta variopinta dei colori allo stile che hanno saputo imprimere nelle fasi cruciali della competizione, chi sta dietro alla macchina delle Primarie Milano 2016 è colui a cui va il mio più grande applauso di queste ore.
La scelta di intervistare i candidati in più clippini e di fare domande non convenzionali hanno dato un tocco di simpatia e freschezza e, passando in metropolitana, era imbarazzante la differenza fra chi urla “Basta Sinistra!” e chi invita i propri cittadini a riunirsi democraticamente per scegliere il futuro.
Le “Primarie più belle d’Italia”, come in molti le hanno chiamate, sono state così anche e soprattutto per merito loro.
Grazie.