#MyExpo: i miei sette mesi di vita all’Expo

Quando oltre sette mesi fa ricevetti la chiamata da Manpower che mi informava dell’esito positivo della fase di selezione per lavorare a Expo Milano 2015 stavo correndo nel parco e già mi immaginavo come sarebbe andato lo stage che poche ore prima avevo accettato in un’agenda di marketing digitale a Milano. Era metà marzo e, sfiancato dall’attesa di un’eventuale conferma da parte di Expo 2015 S.p.A. in merito alla possibilità di lavorare all’Esposizione Universale, stavo ormai cercando qualsiasi altro lavoro pur di riuscire a mantenermi a Milano, studiare e continuare la mia esperienza da fuorisede. Non so chi chiamai quando riattaccai da quella telefonata, probabilmente i miei genitori, forse lo scrissi a qualche amico su Whatsapp, forse non ci pensai affatto e continuai a correre, ma so soltanto che, una volta tornato a casa con un po’ di stanchezza e sudore in più, avevo qualche pensiero in meno sull’accettare o meno la proposta di lavorare all’Expo di Milano.
Avrei accettato.
Non potevo pensare in quel momento che stavo per vivere i sette mesi più frenetici e stimolanti di sempre, sotto qualsiasi punto di vista.

#MyExpo: i miei sette mesi di vita all’Expo

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Marzo
Il primo contatto che ho avuto con Expo 2015 S.p.A. è stato il momento della visita medica.
Arrivato a Molino Dorino chiedo in giro quale fosse “Palazzo Expo”, ricevendo numerosi “boh” come risposta e, soltanto dopo averlo visto, scoprendo che si trovava al di là di una strada molto trafficata “impossibile” da attraversare (esisteva ed esiste tuttora un sottopassaggio, ma ho perso un bel po’ di tempo per trovarlo, ndr).
Il #disOGE vero e proprio è stato però al momento della firma del contratto: convocazione alle 14.00, riunione informativa verso le 15.00, selezione random di dodici all’epoca sconosciuti OGE (tra cui il sottoscritto) per modificare il contratto, attesa di ore e ore, firma del contratto alle 21.30 circa. Un’odissea disorganizzata e poco trasparente che avrebbe caratterizzato da quel momento in poi alcuni periodi e momenti in Expo.

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Aprile
Il primo aprile iniziò il corso di formazione a Turro, dall’altra parte di Milano rispetto a dove vivo. Già durante la prima giornata di formazione il clima che ho respirato in classe è stato bellissimo: il mio “compagno di banco” era Francesco, un ragazzo milanese appassionato di cucina e di vini, fisico mancato e con un entusiasmo  e un’energia contagiosi. Non sapevo che sarebbe diventato il compagno di viaggio più sincero e giusto della mia esperienza in Expo, ma d’altronde al primo giorno era già da tanto se sapevo il suo nome e quello dei nuovi colleghi. Nuovi colleghi come ad esempio Tommaso e Federica, splendide persone dal sorriso sempre in faccia e dalle mille idee, oppure Alessia, Lorenzo, Betty e tanti altri ancora, quel giorno semplici sconosciuti e in poche ore colleghi e amici in gamba e piacevoli.
Per oltre venti giorni ci siamo fatti raccontare Expo dagli altri e quando è arrivato il 27 aprile, primo vero e proprio ingresso nel sito espositivo, non mi sembrava ancora vero che di lì a poche ore milioni di visitatori avrebbero avuto la fortuna di visitare quel magico posto.

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Maggio
Il primo mese di lavoro “vero” in Expo è iniziato nella fredda mattina del 2 maggio alle 7.15. A differenza di molti, già avevo bene in mente che sarei voluto stare in squadra con Francesco e Alessia, “capitanati” da Anna, l’Area Team Leader conosciuta poche ore prima e che già si intuiva sarebbe stata colonna portante della mia Experience (gioco di parole orrendo, lo ammetto…). Fra accessi (Merlata è stata la mia preferita per le prime settimane, prima che divenisse l’inferno che tutti i FOP conoscono) e lunghe camminate sul Decumano, ho cercato sin da subito di dare del mio meglio per essere pronto in qualsiasi momento e occasione ad aiutare i visitatori e i miei colleghi.
Se dovessi ricordare maggio con una sola immagine penso che userei il cambio turno che dalla notte mi ha fatto passare al turno della mattina in meno di 24 ore, comprendenti un giorno libero (uscire da lavoro alle 7.30 e rientrare alle 7.15 del successivo, considerando il tempo nel mezzo come giornata libera). In quel momento ho avuto la fortuna di mettere in pratica anni e anni di insegnamenti scout e di preparazione personale, non facendomi abbattere e sfruttando la difficoltà come stimolo a provare qualcosa di nuovo, andando a lavoro con entusiasmo e voglia di fare nonostante il poco riposo e la stanchezza che, dopo tre settimane, cominciavo già ad accumulare (perché il Decumano stanca e i visitatori e le loro domande stupide ancora di più).

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Giugno
Il mese dei grandi cambiamenti e delle opportunità.
Tornato da una notte di lavoro, ricevo una chiamata dalle Risorse Umane di Expo che mi chiedevano se fossi interessato a un ricollocamento sotto la Direzione Comunicazione.
Quella successiva una notte dai lunghi coltelli, dai tanti sospiri e dalle mille camminate.
Il motivo per cui fui chiamato io (e altre centosettanta persone circa) non l’ho ancora capito davvero, ma sono abbastanza convinto che una buona dose di fortuna abbia inciso nella scelta di selezionare me rispetto ad altri colleghi, risorse valide che sono sicuro avrebbero saputo svolgere ciò che poi ho fatto da luglio in poi come e meglio di me.
So soltanto che, in cuor mio, ho sempre dato il massimo da FOP sino all’ultima ora di servizio e sono orgoglioso e felice di aver trovato colleghi spettacolari con i quali condividere una parte importante di un cammino lungo sette mesi. Non mi sono mai lamentato, ho sempre cercato di trovare il lato positivo di ciascun problema e avrò sempre un ricordo bellissimo di qualsiasi secondo vissuto da OGE.

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Luglio
L’arrivo nel nuovo ufficio è stato il 29 giugno, ma con luglio è iniziato il lavoro che ha caratterizzato la mia seconda metà in Expo: l’Agenda.
Se per i primi due mesi l’agenda con gli eventi programmati in Expo destinata ai giornalisti e ai media accreditati era stata redatta e compilata da ragazzi esperti di un’agenda di comunicazione e pubbliche relazioni, in circa 2-3 settimane abbiamo avuto l’onore e l’onere di togliere loro questo servizio tanto necessario quanto dispendioso di tempo ed energie.
Una missione possibile, ma non per questo facile per un team formato all’inizio da me e altre due ragazze ricollocate anche loro.
Giorni entusiasmanti che sono riusciti ad arricchirmi professionalmente e che hanno permesso, verso la fine di luglio, di utilizzare l’Agenda del nostro team, che ormai si era ampliato e già contava sette elementi: io, Irene, Vanessa, Christopher, Camilla, Cristina ed Eleonora, oltre alla nostra responsabile Valentina e al mitico Pier.

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Agosto
Dopo aver iniziato a far diventare routine la redazione dell’Agenda, tutto è scorso (più o meno) tranquillo nel mese di agosto e nei successivi, dandomi dunque il tempo di scoprire meglio i miei colleghi e le mille ricchezze che Expo stava offrendo. A dire il vero, devo ammetterlo: da quando sono stato ricollocato il tempo è letteralmente volato via e se dovessi ripensare a qualche momento particolare legato ad agosto sarei davvero in seria difficoltà.
Le code al Giappone arrivavano già alle 5-6 ore, mentre ancora l’Agenda superava di poco le dieci pagine (nelle ultime settimane è arrivata vicina alle trenta). Non sarà un metro di paragone efficace, ma tant’è…

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Settembre
Oddio, Expo sta finendo.
Questo è stato il mantra che ho iniziato a ripetermi le mattine prima di andare a lavoro. Sembrava ancora che mancasse un’infinità, ma già iniziavo a rendermi conto che tutta l’Experience si sarebbe conclusa di lì a poche settimane.
In questo mese sono iniziate le uscite serali con i colleghi dell’Agenda per gustare i ristoranti di Expo (notevole il Kazakhstan, superato soltanto dal ristorante Hansik coreano) e le riunioni di redazione cominciavano già a contarsi sulle dita di una mano.
Con il passare del tempo ho iniziato a capire come fosse sviluppato il meccanismo comunicativo di Expo e, grazie all’Agenda, ho avuto modo di entrare in contatto con (quasi) tutte le realtà che ne componevano il microcosmo che si era formato in questi mesi: dai responsabili di comunicazione dei singoli padiglioni alla condivisione delle informazioni con Rai e altre agenzie, interagire con tutti senza impazzire vi posso assicurare che non è stato un compito affatto facile.

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Ottobre
L’ultimo mese è stato il più difficile, probabilmente. La stanchezza cominciava a farsi sentire, il clima al lavoro non era sempre il migliore e, soprattutto, cominciavo a salutare persone che da lì a poche settimane mai più avrei rivisto.
Gli ultimi dieci giorni, insieme ad altri due colleghi, inizio a lavorare ai contenuti del nuovo sito (ancora oggi non visibile, lo sarà mai?) di Expo Milano 2015. Lo slancio e la novità mi illude e mi fa dimenticare la triste realtà della fine di Expo, che è arrivata in un malinconico sabato pomeriggio di ottobre.

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Cosa resterà?
Bella domanda… chissà cosa mi resterà dentro e fuori di tutta questa esperienza. Tante le nuove amicizie, le nuove conoscenze e le nuove competenze acquisite in questi mesi. Dall’imparare a farsi insultare col sorriso al dover concludere un lavoro entro i termini e nel miglior modo possibile, grazie a Expo sono cresciuto.
Ora si volta pagina e se ne scriverà un’altra, non per forza più bella o più brutta, ma senz’altro diversa. Che sia la storia di un nuovo lavoro, di un amore o di un viaggio, l’importante sarà viverla fino in fondo.

#GrazieExpo