Ho passato gli anni dalle medie in poi a cercare di accettarmi, a convincermi che andava tutto bene, a sperare che “un giorno passerà”, ma a passare erano solo e soltanto i giorni di repressione a cui mi stavo condannando.

Qualsiasi sia l’orientamento, qualsiasi siano le ideologie, qualsiasi sia la religione e la condizione sociale, la battaglia per i diritti è una battaglia di tutti. Da oggi, un’altra Storia ha inizio. Scriviamola insieme.

Un’altra storia (di coming out)

Un’altra storia… che merita di essere raccontata.
Ebbene si, sono bisex.
Chi l’avrebbe mai detto? Beh, probabilmente tutti… o almeno, tutti coloro che si saran messi a riflettere sulla cosa almeno una volta nella loro vita.

Prima di tutto: perché?
Esiste una risposta a questa (stupida) domanda?
Non credo proprio, ma a quanto pare il “perché ci sono nato” non basta alla maggioranza delle persone, ma purtroppo o per fortuna questa è la risposta e non posso farci niente se non vi va a genio. Capisco l’invidia, ma vi assicuro che essere attratti sia da ragazzi che da ragazze non è sinonimo di maggiori possibilità di conquista di partners. O almeno, non lo è per me… single da non-ricordo-più-nemmeno-quanto.

Da ieri, finalmente, posso essere davvero me stesso. Non che fino a questo momento abbia vissuto sotto mentite spoglie, ma essere un bisex non dichiarato non è come non dire alla mamma quanto si è bevuto la sera prima o non raccontare agli altri ciò che si è fatto in vacanza. Essere un ragazzo bisessuale non dichiarato significa, nella più rosea delle ipotesi, dover tener segreti i propri sentimenti, le proprie emozioni, alcune amicizie e più che mai gli amori. Il motivo per cui si tende a vivere una doppia vita e per il quale un giorno potrei candidarmi come agente segreto è dovuto  principalmente alla paura. Delle reazioni altrui? Anche, ma soprattutto di se stessi. Se ci si pensa bene, infatti, se si può fare anche a meno di particolari persone per vivere, non si può certo fare a meno di noi stessi: se un amico, un parente, un conoscente non mi accetta per quello che sono, è un problema suo, mentre se sono io stesso a non accettarmi, beh… in quel caso la faccenda si complica e non poco.

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Ho passato gli anni dalle medie in poi a cercare di accettarmi, a convincermi che andava tutto bene, a sperare che “un giorno passerà”, ma a passare erano solo e soltanto i giorni di repressione a cui mi stavo condannando. Passavano gli anni, crescevo, conoscevo persone, iniziavo il mio cammino nel mondo degli adulti, ma l’amico invisibile era sempre lì al mio fianco, pronto a demoralizzarmi, ad impaurirmi, a farmi credere che non avrei mai potuto vivere tranquillo ed in pace con me stesso. Una volta che ci si accetta per quel che si è, tutto cambia: cambiano le prospettive, cambia il proprio modo di viver-si e di vivere gli altri.

Non credo che essere liberi di esprimersi per ciò che si è veramente, tuttavia, significhi dover raccontare ciò che è stata la propria vita fino ad oggi.
Non voglio orientarmi con lo sguardo al passato, quel che è stato è stato e non posso tornare indietro, di rimpianti ne ho già fin troppi.
Non voglio condividere con voi le mie esperienze, sarebbe di cattivo gusto e non credo nemmeno che sarebbe poi così interessante.
Non voglio stare a perdere tempo a vivere nei ricordi, belli o brutti che siano, perché farlo significherebbe preferire un “che bello ciò che è stato” ad un “chissà che bello sarà”… ed è indubbio che il rischio è ciò che ti spinge verso nuovi orizzonti e destinazioni.
Ma…
Voglio pensare al domani.

E’ infatti pensando al domani, sia quello in senso stretto che in senso lato, che ho deciso di prendere questa decisione di condividere con tutti il mio orientamento, liberandomi da questo peso che per più di 20 anni ho portato con me. Molte persone mi han detto di non stare a scrivere pubblicamente questa mia scelta, cercando di convincermi che la cosa migliore da fare sarebbe stata quella di vivere serenamente e liberamente le mie emozioni senza dirlo, rimanendo così nascosto e imprigionandomi in una gabbia un po’ più grande di quella che mi ero costruito in tutti questi anni. Non penso che queste richieste fossero fatte per il mio male, anzi, penso che nei loro intenti ci fosse l’intenzione di proteggermi dalle cattiverie e dalle discriminazioni che, ancora oggi, esistono nel nostro Paese e nel mondo. Ma io, Lorenzo Zatini, non posso permettermi il lusso di una prigione spaziosa, ma pur sempre chiusa e limitata. Non posso farlo per svariati motivi, che vanno dalla credibilità che voglio avere alla necessità di essere onesto con me stesso e con le persone a cui tengo.

 

Da oggi per sempre, vorrò guardare negli occhi gli altri senza aver paura di mentire, senza dover abbassare lo sguardo e senza dover temere un loro giudizio.
Da oggi per sempre, non vorrò più stare zitto e voltarmi di fronte alle ingiustizie, siano esse legate a discriminazioni, razzismi o qualsiasi altra cosa.
Da oggi per sempre, vorrò poter dire quel che penso, nei limiti della democrazia, del buon gusto e del rispetto reciproco, senza temere di non essere accettato per quel che sto affermando, perché si potrà non piacere a tutti, ma se ci si disprezza da soli non si potrà mai essere apprezzati veramente dagli altri.

Vorrei che un giorno ragazzi e ragazze non si sentissero in difficoltà nel fare il passo che ho fatto io in questi giorni. Sogno una società in cui le anormalità siano il razzismo, l’omofobia, il disprezzo verso gli altri e l’incuria verso l’ambiente. Ho scelto di dire ora in questo momento queste cose perché non voglio avere ombre né punti deboli che altri potrebbero sfruttare in un futuro più o meno prossimo contro di me. Nel lavoro, in politica, nelle passioni e nei miei hobby, vorrei essere giudicato per chi sono e per quanto valgo, non per i miei orientamenti. So che non sarà facile, so che passare da non dire nulla a dire tutto è difficile, ma lo era di più continuare in segreto a vivere la mia situazione. Non sarà facile, ma necessario.

Qualsiasi sia l’orientamento, qualsiasi siano le ideologie, qualsiasi sia la religione e la condizione sociale, la battaglia per i diritti è una battaglia di tutti.
Perché i diritti non sono di destra o di sinistra, ma del cittadino.
Perché se credi che questa battaglia di civiltà non ti riguardi, pensa che un giorno potrebbe riguardarti e non limitarti ad osservare dalla finestra supportando con un like o un retweet.
Perché se c’è chi si alza in piedi per celebrare l’odio, c’è chi si sdraia e festeggia l’amore.
Perché se da soli tutto è più difficile, insieme si può creare un mondo migliore di come lo abbiamo trovato.
Perché se c’è chi cerca di limitare i diritti, estenderli è l’unica vera soluzione di giustizia sociale.
Perché le cose cambiano… sta a te decidere quando metterti in gioco in prima persona per farlo.

lgbt4heart

Un’altra Storia ha inizio, scriviamola insieme.