Such Sweet Nothing – #IlPuntoZeta

You took my heart and you held it in your mouth
And, with a word all my love came rushing out
And, every whisper, it’s the worst, emptied out by a single word
There is a hollow in me nowSo I put my faith in something unknown
I’m living on such sweet nothing
But I’m trying to hope with nothing to hold
I’m living on such sweet nothing
And it’s hard to learn
And it’s hard to love
When you’re giving me such sweet nothing
Sweet nothing, sweet nothing
You’re giving me such sweet nothing

(Calvin Harris, Sweet Nothing)

A volte le emozioni nascono per caso, altre volte sono delle semplici parole che ti fanno riflettere, altre ancora è il momento che stai vivendo.
Questa sera, mentre guardavo X Factor 8, ho ascoltato una canzone che riassume in pieno il mio stato d’animo, il periodo che sto passando e le mie ambizioni future. Che persona banale, commuoversi per una canzone (tra l’altro dance) cantata durante un talent show, ma purtroppo non si scelgono le proprie emozioni e non si può controllare il proprio cuore e cervello.

Vivo in un dolce nulla.
Non è tristezza, non è malinconia.
Vivo in un dolce nulla.
Non è la paura del vuoto, non è l’oscurità delle tenebre.
Vivo in un dolce nulla.
Non è solitudine, non è rassegnazione.

Fra amici e conoscenti, classica è la domanda “come stai?”, alla quale solitamente si cerca di rispondere in maniera assai banale o scontata, più per la voglia di sviare da una reale discussione sulle proprie condizioni che per lo stare effettivamente bene, così così, normale o un po’ meglio del giorno prima.
Parlo per me, ovvio.
Non son certo qua a obbligare alla generalizzazione, tuttavia spesso mi capita di omettere involontariamente il mio stato d’animo più per abitudine che per reale volontà.
Come sto?
Sto bene.
Sto in un dolce nulla.
E mi culla.

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“C’è un vuoto dentro di me ora
Perciò ripongo la mia fede in qualcosa di ignoto
Vivo per un dolce niente
Ma tento di sperare senza niente cui aggrapparmi”

L’amore: che sentimento tanto nobile quanto ignobile.
Può renderti la persona più felice del mondo e contemporaneamente la più sola.
A me capita, spesso.
Non so dare nomi alle emozioni, non so bene cosa sia, credo sia amore.
O almeno l’amore per l’amore.
Vorrei amare, o meglio, vorrei essere amato.
Cosa è l’amore?
Donarsi ad un’altra persona senza pregiudizi, senza paure, senza doppigiochi, senza niente in palio.
L’amore, quello vero, non riesce a tutti.
Si può amare perché si ha bisogno di una persona al proprio fianco, si può amare per abitudine, si può amare per necessità, difficilmente si ama per amare.

“Vivo per un dolce niente
Ed è difficile imparare
Ed è difficile amare
Quando mi dai un dolce niente
Dolce niente, dolce niente
Mi dai un dolce niente”

La vita: così infinita quanto mortale.
I sogni, le volontà, le ambizioni.
Proiettiamo verso l’infinito dei desideri che prima o poi finiranno con lo sparire.
Siamo umani, abbiamo bisogno di una spinta verso qualcosa che va oltre. C’è chi la chiama religione, chi spiritualità, chi si definisce un sognatore e chi, disilluso dalla realtà, va a letto ogni sera con la consapevolezza che è qualcosa per cui spera, seppur minima, a farlo andare avanti ogni giorno.

Quanto è umano cullarsi in un dolce nulla.
Quanto è realistico, quanto è comune.
Non c’è tristezza né disperazione, non vi sono lacrime o urli di gioia, è un dolce nulla.
Dolce perché pieno di sogni, speranze e sentimenti… nulla perché il futuro è da scrivere e non sarà mai come lo vogliamo noi.
Non perché esaudire i nostri desideri è impossibile, forse… ma perché se una storia è ancora da scrivere, non sempre la penna funziona.
A volte manca l’inchiostro, a volte la voglia di scrivere, a volte si sbaglia e a volte si scrivono capitoli mozzafiato.
E’ un dolce nulla.
Ma è bellissimo.