Il problema di quando hai troppe cose da raccontare, da dire o da fare è che alla fine finisci per non raccontarne, dirne o farne nessuna.

Impressioni di Settembre

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Se con l’Erasmus ho vissuto un’esperienza unica ed emozionante sin dal principio, questo inizio di “nuova vita” a Milano non potrà dirsi esattamente uguale. Dopo ormai due settimane dalla mia partenza, infatti, mi sono reso conto che, probabilmente, le mie aspettative erano troppo alte e mi immaginavo qualcosa che, alla fine, non si è ancora formata o ben che meno iniziata. Mi spiego meglio: se con l’Erasmus la tua vita da “studente internazionale” inizia bene o male con il tuo arrivo, in quanto ti ritrovi immediatamente immerso nella vita da Erasmus piena di eventi, conoscenze e tante altre persone che stanno vivendo contemporaneamente a te la stessa esperienza, lo stesso non si può dire, per ora, della vita da studente fuorisede. Sono partito troppo presto e se da un punto di vista questa scelta mi ha permesso di ambientarmi con calma nell’ambiente meneghino, iniziando a conoscere la zona, a portare pian piano i vestiti da casa e costruendomi così l’embrione della mia vita milanese, dall’altra parte è innegabile il fatto che, ancora per qualche settimana, non vivrò l’ambiente universitario e non conoscerò molte persone con cui uscire e svagarmi. Già… mi manca uscire. Mi manca poter andare a prendere un gelato coi miei amici al pomeriggio piuttosto che una birra alla sera, mi manca arrabbiarmi per la noia valdarnese e mi manca passare le serate in un parcheggio in attesa degli eterni ritardatari. E, sinceramente, non so nemmeno perché. Certo, posso forse provare ad immaginarmelo e la spiegazione che, ad oggi, mi sono dato è quella scritta sopra: vivere da fuorisede non è come essere uno studente Erasmus… e stupido me quando l’ho anche solo pensato.

stradavita

 

Non posso dire di essere triste o infelice, questo no. La sensazione che sto provando in questi giorni non è quella della tristezza, piuttosto quella della malinconia. Sarà il tempo, il paesaggio… o più semplicemente (e realisticamente) i rapporti umani. Per un ragazzo abituato ad essere iperattivo in tutto, ritrovarsi da un giorno all’altro senza qualcuno con cui uscire o un’attività da svolgere è un duro colpo. Vorrei tuttavia tranquillizzare chi legge (specialmente i miei, so che leggerete e chiamandomi inizierete a farmi mille domande): sto bene ed è una situazione, credo, normalissima. Diciamo che essendo una persona che vive nel mondo dei sogni, ho forse sognato un po’ troppo ad occhi aperti in questo ultimo periodo della mia vita e questo bagno di realtà non potrà che farmi bene sia per il mio presente che, soprattutto, per il mio futuro. Quando si cambiano le proprie abitudini, infatti, si riesce ad estraniarsi anche da se stessi, rivalutando le proprie relazioni, scoprendo e riscoprendo amicizie e cercando di tagliare quei rami che da troppo tempo tieni stretti, ma che sono in fondo poco più che marci. Ripartirò da qui e scrivere questo post, che inizialmente doveva essere un semplice riassunto dell’ultima settimana (bellissima, tra l’altro… vissuta a spasso per la Lombardia con la mia famiglia nella prima parte, caratterizzata da un ritorno in Valdarno a metà e poi da un’Odissea vera e propria per il viaggio in auto fino a Milano), mi è servito soprattutto come sfogo personale, che è uno dei motivi, tra l’altro, per cui ho scelto di aprire questo blog. 

futuropassato

Voglio dirlo senza negarlo più: per la prima volta nella mia vita, ho paura. Paura di fallire, paura di non superare il test di ingresso di settimana prossima (e l’esame di Statistica, ça va sans dire…), paura di non riuscire a crearmi una rete di relazioni qua a Milano, dalle semplici amicizie a magari qualcosa di più, perché penso sia umanamente lecito augurarsi un futuro felice accanto alla persona che si ama. Paure irrazionali? E da quando le paure sono motivate o ragionevoli? Senza paura non c’è coraggio, si è soliti dire… ed è a questa massima di vita che sto facendo appiglio. Perché è stata una scelta coraggiosa trasferirmi a Milano prima ancora di concludere la laurea triennale, perché senza un po’ di coraggio e di rischio la vita non merita neanche di essere vissuta e perché, lasciatemelo dire, sono sempre e comunque un ragazzo che spera in un domani migliore dell’oggi, sotto qualsiasi punto di vista. E mentre ci sono ragazzi che a vent’anni (dai, lasciatemi fare cifra pari con lo zero, so che ne ho ventidue….) non hanno ancora iniziato neanche a pensare verso che destinazione iniziare il loro cammino, io ho scelto di iniziare il mio futuro “passo dopo passo” (citazioni d’obbligo), cominciando e ricominciando da Milano, senza dimenticare il mio passato ma con la bussola orientata verso il domani. Che non potrà che essere migliore anche solo perché ancora da scrivere.