Quando ho scelto di trasferirmi a Milano per studiare all’università avevo messo in conto che avrei dovuto dire addio alla mia amata campagna toscana in cambio di palazzoni anonimi, smog ed un grigio panorama che, giorno dopo giorno, avrebbe spento il mio “lato agreste” sempre di più. Ero già pronto a vivere e a districarmi nel mezzo di viali e vie intricati e labirintici, frastornato dal via vai di automobili, tram e bus. Mi ero già immaginato di dover abituarmi a osservare fuori dalla finestra di camera il palazzo di fronte, sbirciando magari qua e là gli abitanti delle camere davanti a me come unico momento di svago e di astrazione. Ma il destino, nelle vesti di Ottavia Meazzini, mi ha portato in un angolo di città sconosciuto ai più e dimenticato da molti: Famagosta Barona.
Barona che?

Barona che?

Quando ho scelto di trasferirmi a Milano per studiare all’università avevo messo in conto che avrei dovuto dire addio alla mia amata campagna toscana in cambio di palazzoni anonimi, smog ed un grigio panorama che, giorno dopo giorno, avrebbe spento il mio “lato agreste” sempre di più. Ero già pronto a vivere e a districarmi nel mezzo di viali e vie intricati e labirintici, frastornato dal via vai di automobili, tram e bus. Mi ero già immaginato di dover abituarmi a osservare fuori dalla finestra di camera il palazzo di fronte, sbirciando magari qua e là gli abitanti delle camere davanti a me come unico momento di svago e di astrazione. Ma il destino, nelle vesti di Ottavia Meazzini, mi ha portato in un angolo di città sconosciuto ai più e dimenticato da molti: Famagosta Barona.
Barona che?

barona

Nel bel mezzo dei due navigli principali di Milano e ai confini della città, in quella che un tempo era probabilmente una periferia nata e creata appositamente per i tanti migranti che, dal sud dell’Italia, venivano verso il Nord a cercar fortuna, lavoro ed un futuro migliore, la Barona è un quartiere di case popolari e condomini che a prima vista non farebbe innamorare nemmeno il più spartano dei suoi potenziali abitanti. A prima vista, tuttavia. Basta prestare infatti appena un po’ di attenzione per accorgersi che, non solo in Barona ma anche nell’intero quartiere vicino alla metropolitana di Famagosta, un elemento è predominante rispetto alla maggior parte delle aree residenziali milanesi: la natura. Certo, non le colline verdi e armoniose della mia amata Toscana, ma alberi, percorsi, boschetti e l’inizio dell’immensa Pianura Padana modificano incredibilmente il paesaggio, altrimenti pieno di condomini, automobili e strade tipiche di una metropoliti quale è Milano. La tranquillità della natura riecheggia nella calma (probabilmente solo apparente) dei suoni e dei rumori che, da mattina a sera, allietano questo spicchio di Milano. Oltre alle campane rimbombanti che, ammetto, mal sopporto in quanto proprio sotto casa mia, clacson e frenate brusche sono praticamente assenti e soltanto ogni tanto si può sentire passare qualche macchina viaggiare o un autobus fermarsi per far salire qualcuno. Per darvi un’idea di cosa sia la Barona, questa sera, mentre ero a fare jogging, ho deciso di scattare alcune fotografie che rappresentassero quale sia il luogo in cui vivrò nei prossimi mesi e che faranno capire meglio di ogni altra parola perché ami già Milano, ma soprattutto questo semplice, umile, ma spettacolare quartiere.